Sab 7 nov h.14.30: manifestazione provinciale antifascista a Reggio Emilia


Mentre cresce il numero delle aggressioni neofasciste a persone e obiettivi simbolici, spesso travestite sui giornali da “bullismo” o da “goliardate”, le realtà antifasciste smascherano questa strategia dell’intimidazione continua e si mobilitano per denunciare e respingere lo squadrismo fasciofuturista: a Reggio Emilia sabato 7 novembre (vedi sotto e globalproject), a Parma il 21 novembre (vedi Indymedia ER). Opporsi è possibile, ragionevole, necessario. Come a Bologna il 3 ottobre, quando il non corteo della Stranabologna ha attraversato vie e piazze della città contro gli svasti-cazzi.

NESSUNA CITTADINANZA
A FASCISMO, RAZZISMO e SFRUTTAMENTO
CHIUDERE CASA POUND

Il 20 dicembre 2008 apre anche a Reggio Emilia la sede locale dell’organizzazione neofascista Casa Pound, situata in città in via Montefiorino 10. L’organizzazione, nata a Roma nel 2003, apre oggi sedi in moltissime città italiane forte degli appoggi finanziari e politici provenienti dal PDL.

Chiara è subito l’intenzione dei poundisti, arruolare nuovi camerati nelle scuole medie superiori attraverso il ramo studentesco “Blocco Studentesco” per diventare in città ed in provincia il covo che potesse fungere da punto di riferimento per tutta la feccia fascista locale.

Nella prima metà dell’anno si intensifica l’attività propagandistica di Blocco studentesco davanti alle scuole, si segnalano le prime provocazioni contro studenti antifascisti. Il clima si surriscalda e si arriva a minacce a sfondo sessista nei confronti di studentesse attive nel movimento antirazzista.

Le scuole situate nel polo scolastico Makallè vengono a questo punto presidiate costantemente da agenti digos, questa rimane ad oggi l’unica risposta educativa dei dirigenti scolastici nei confronti di tensioni che dalla società si riflettono nelle scuole.

Nel frattempo in tutto il paese si susseguono pestaggi, aggressioni e violenze nei confronti di omosessuali, cittadini stranieri ed attivisti di sinistra, la matrice è prevalentemente una: fascista. Per tutta l’estate si procede alla politica dei respingimenti in mare dei barconi carichi di migranti, entra in vigore il pacchetto sicurezza, centinaia di persone affogano in mare, la responsabilità è del governo italiano, in particolare del ministro degli interni leghista Maroni. Nella città di Reggio Emilia, travolta da una crisi economica senza precedenti, si tenta inutilmente di togliere a suon di ordinanze l’agibilità politica dei movimenti antirazzisti dalle piazze del centro storico. L’ordinanza verrà per ben tre volte sospesa.

Si registra nella notte tra il 23 ed il 24 ottobre una escalation: durante un attacchinaggio militanti di Blocco studentesco danneggiano le strutture del Laboratorio Sociale AQ16. Il giorno seguente, i primi attivisti del centro sociale giunti per aprire trovano vetri sfasciati, grondaie divelte, bottiglie fracassate e i materiale esposti nella bacheca dell’associazione Città Migrante strappati. La matrice è palesemente rivendicata nei manifesti di Blocco studentesco affissi sui muri.

Viene organizzata nel pomeriggio una conferenza stampa per denunciare pubblicamente l’aggressione. Nel giro di poche ore giungono sul posto un centinaio di attivisti e simpatizzanti antifascisti. Si decide che la risposta non può solo essere quella della denuncia ma è importante dare un segnale forte. Un corteo di un centinaio di persone raggiunge la sede di Casa Pound per restituire un po’ del frutto della politica fascista seminata in città negli ultimi mesi, cioè: MERDA!

Nella nostra città si respira da troppi mesi aria pesante intrisa di paura, odio e razzismo accompagnata dall’ascesa di forze politiche xenofobe come la Lega Nord e la nascita di gruppi neofascisti come Casa Pound. Si sta facendo di tutto per infangare la memoria antifascista della nostra provincia partendo da un pericoloso revisionismo storico della Resistenza Partigiana fino ad arrivare all’erosione dei più elementari diritti del lavoro e di cittadinanza. Imprenditori politici della paura stanno ipotecando il futuro della nostra città creando muri ed apartheid che altro non faranno che alimentare la spirale dell’insicurezza e della violenza.

Diamo un segnale forte e chiaro da parte di quella città che non accetta supinamente leggi fasciste come il pacchetto sicurezza ed è disposta a disobbedirle. Reclamiamo il diritto di vivere liberi in una città libera da ronde e bande nere.

FACCIAMOCI SENTIRE, LA MISURA È COLMA! GUAI A CHI CI TOCCA.

Manifestazione provinciale antifascista, REGGIO EMILIA
SABATO 7 NOVEMBRE, ORE 14.30
concentramento Porta Santa Croce
Arrivo presso il monumento ai caduti della Resistenza


Leggi il resoconto della manifestazione: Reggio Emilia è antifascista: 600 persone al corteo su globalproject

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One Response to Sab 7 nov h.14.30: manifestazione provinciale antifascista a Reggio Emilia

  1. (((i))) says:

    Sabato sette novembre a Reggio Emilia si è tenuta una manifestazione antifascista che ha visto la partecipazione di circa 450 compagn* di tutta la provincia e di alcuni gruppi di Bologna e Parma.
    La dimostrazione era stata indetta in seguito all’attacco contro il centro sociale occupato Aq16 avvenuto due settimane fa. In quell’occasione un gruppetto di fascisti danneggiato le strutture esterne del centro sociale e si è firmato con manifesti di Casa Pound/Blocco Studentesco. Anche la sera prima della manifestazione un gruppo di fascisti si è presentato a provocare davanti al centro sociale, ma si è allontanato dopo poco.
    Il corteo ha attraversato il centro della città denunciando sia la presenza dei fascisti di Casa Pound che le politiche razziste portate avanti sia a livello nazione (pacchetto sicurezza) che a livello locale dalla giunta comunale, PD, ma sempre più schiacciata su posizioni leghiste. In piazza del Monte, poco prima del termine del percorso il corteo ha incrociato un banchetto della Lega Nord ed uno Azione Giovani, che sono stati oscurati con l’uso di un grosso striscione e con un cordone. Successivamente il corteo ha proseguito fino al monumento ai caduti della resistenza, dove si sono tenuti gli interventi conclusivi.

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