“Essere antifascisti. Riflessioni su fascismo e democrazia”


È apparso nel web un documento dal titolo “Essere antifascisti. Riflessioni su fascismo e democrazia” a firma Antiper. Lo segnaliamo non perché sia un testo in tutto e per tutto condivisibile, ma come elemento di riflessione e di dibattito. Oggi, nel buio di una crisi economica e civile crescente, è forse possibile che frange di antifascismo democratico e di antifascismo sociale riescano a trovare dei punti di unità e intesa, come è avvenuto di recente all’affollatissimo, vitale e caotico Festival sociale delle culture antifasciste. Ritagliamo qui solo due enunciati di Antiper che costituiscono gli elementi del problema. La risposta, secondo noi, è in bocca all’avvenire e alla volontà collettiva di cambiare le cose.

Del resto, quando è la “sinistra” che istituisce i lager-CPT per gli immigrati o che usa i soldi dei lavoratori per ridurre le tasse alle imprese o che manda gli aerei a bombardare la Jugoslavia senza neppure coinvolgere il Parlamento… è evidente che destra e “sinistra” diventano concetti inadeguati a comprendere il quadro politico esistente; da Rifondazione Comunista alla Lega Nord, passando per PD e PDL, i partiti sono tutti formalmente diversi ma poi, qualunque sia la maggioranza, le politiche di Governo sono tutte sostanzialmente identiche. Post-fascisti e postantifascisti, finti comunisti e veri anti-comunisti, liberisti di sinistra e liberisti di destra… si contendono il Governo del paese per difendere gli interessi delle imprese e massacrare socialmente i lavoratori. Gli italiani non lo hanno ancora capito ed è per questo che gli uni continuano a votare pensando di impedire la vittoria elettorale di una sinistra che non ha nulla di ciò che storicamente in Italia è stato concepito come “di sinistra”, mentre gli altri continuano a votare pensando così di impedire la vittoria elettorale di una destra che però intanto stravince nel “senso comune”.

Può non sembrare, ma uno slogan del tipo “Fascisti carogne, tornate nelle fogne” costituisce l’espressione (oltre che, molto spesso, di impotenza nascosta sotto parole truci) di una incomprensione storica su cui vale la pena di dire qualcosa. Sia chiaro: nelle fogne, i fascisti, non sono stati mai. Sono stati, anche dopo il 1945, ai vertici del potere militare ed economico, ai vertici dei servizi segreti, ai vertici dello Stato. Hanno diretto le repressioni operaie del dopoguerra (Valletta alla FIAT, Scelba al Ministero dell’Interno); hanno progettato colpi di stato militari (Piano “solo”, Rosa dei venti, golpe Borghese…) con tanto di lista degli esponenti politico-sindacali da uccidere o imprigionare e con altissimi avalli istituzionali (Segni); hanno costruito un potere “occulto” dentro lo Stato (la loggia massonica “P2”) capillarmente ramificato soprattutto negli ambienti militari, ma anche nella comunicazione, nella politica…; sono stati la co-manovalanza dello Stato nella “strategia della tensione” con gli attentati che hanno fatto centinaia di morti; hanno costruito organizzazioni dedite alle più diverse attività di infiltrazione, provocazione, contro-rivoluzione preventiva… sotto l’egida della NATO (Gladio); hanno collaborato con forze mafiose negli attentati contro i sindacalisti meridionali, ecc…. E si potrebbe andare avanti per ore nell’elencazione delle attività che i fascisti hanno realizzato in concorso e sotto la protezione dei settori dirigenti (altro che “deviati”) dello Stato. Il tutto, conseguentemente, senza essere mai o quasi mai perseguiti.

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