Altre scempiaggini ex cathedra


Con l’avanzare inesorabile della crisi economica, gran parte del ceto degli intellettuali cerca in ogni modo di negare la realtà e di manomettere e impoverire il linguaggio che permette di descriverla.

La settimana scorsa sul “Sole24ore” lo storico Emilio Gentile aveva chiarito che non si può parlare di fascismo senza specificare l’annata e il mese. Ora giunge invece la filosofa Claudia Mancina, docente di Etica dei Diritti, ex intellettuale “organica” del PCI, “studiosa” di Gramsci, ma soprattutto parlamentare dei DS dal 1992 al 2001: secondo la Mancina “l’antifascismo non può più essere moneta corrente del dibattito politico”. Al riguardo citiamo parte del commento uscito su Medioevo sociale:

«È cominciata la campagna per dare l’ostracismo, escludere dal linguaggio e dal dibattito politico italiano la parola “antifascismo”. La filosofa Claudia Mancina distingue tra antifascismo storico del quale è giusto continuare a discutere e la presenza del termine antifascismo nel dibattito politico. A suo giudizio questa presenza non ha senso. Questa nota è apparsa sul “Riformista”:

“mentre è ovvio che resta attuale l’antifascismo storico, legato alle memorie del regime e dell’occupazione, e quindi alle ricorrenze delle Fosse Ardeatine e del 25 aprile, è altrettanto ovvio che l’antifascismo – e non da oggi – non può più essere moneta corrente del dibattito politico. Non ha alcun senso, se non quello di un richiamo della foresta, rivolto ad anziani che ricordano un tempo passato, o a giovani ideologizzati sino al punto da non vivere la loro giovinezza, scagliare l’accusa di fascismo a Berlusconi o a qualche colonnello di An che fatica a staccarsi da miti e riti del suo partito”.

La nostra professoressa insegna etica dei diritti all’università di Roma. Ha alle spalle in lungo percorso politico nel PCI. È stata parlamentare DS e membro di lungo corso e per tanto tempo della intellighenzia comunista. Come tutti gli spretati sputa nel piatto dove ha mangiato per decenni e lavora attivamente per criminalizzare o annullare la lingua parlata dalla democrazia italiana dalla Resistenza ad oggi. La nostra filosofa ritiene addirittura “ovvio” che l’antifascismo non può più essere moneta corrente nel dibattito politico attuale. Che vuol dire? Come è ovvio – è proprio il caso di dire – l’antifascismo non è soltanto il contrario del fascismo che non è comunque scomparso né dall’Italia né dal mondo. L’antifascismo è il contenitore di tutti i valori negati dal fascismo, libertà, democrazia, tolleranza, civiltà, solidarietà, pace, rispetto per la persona umana. È “ovvio” che esclude da sé comportamenti come il razzismo, l’attacco ai diritti umani, la riduzione dei diritti civili delle persone e delle comunità […]».

Chi non ha memoria, non ha futuro. Né si capisce perché una parola dovrebbe essere riferita solo al passato “storico” e non al presente che sempre più gli somiglia. Forse è proprio vero che una lunga permanenza nei recinti bipartisan del Parlamento o una prolungata esposizione ai raggi del Baronato universitario compromette le più elementari facoltà logiche! Che dire? Persino la Mancina è diventata ambidestra!

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1 Response to Altre scempiaggini ex cathedra

  1. viblue says:

    I filosofi di partito e di stato predicano per un’oppressione più laica e progressista del feticcio statale. Come dire; noi siamo meno cattivi…ma legge e ordine ormai vale per tutti…
    Ridere ragazzi!!!! ridere e resitere!!!!

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