Antifascismo e libertà d’espressione


Recentemente un membro del PD e iscritto all’ANPI ha portato di persona la propria solidarietà ai neofascisti di CasaPound proprio mentre tante voci diverse contestavano la concessione di sale pubbliche per divulgare le idee di un pluriomicida neonazista.

Ecco le sofistiche motivazioni del bel gesto:

«Per questi motivi, memore dell’insegnamento di Voltaire, mi sono recato da CasaPound ad esprimere un breve messaggio: “non la penso come voi, ma sono pronto a fare qualsiasi cosa perché possiate esprimere il vostro pensiero”. L’espressione del pensiero, infatti, non ha alcun legame con la violenza e con i soprusi».

Voltaire però disse quella frase in difesa di Jean-Jacques Rousseau e non di un manipolo di neofascisti intolleranti. E importa ricordare che proprio Voltaire ha lottato per tutta la vita contro i discorsi che giustificavano l’oscurantismo e la violenza. Insomma, che «l’espressione del pensiero» non abbia «alcun legame con la violenza» è esattamente il contrario di quanto pensavano gli illuministi.

E non è difficile capirlo. Una «espressione di pensiero» razzista porta, prima o poi, ad atti razzisti, a violenze razziste. Una «espressione di pensiero» sessista od omofoba porta, prima o poi, alla discriminazione e alla violenza. Anzi, è già violenza. Commemorare acriticamente la Repubblica di Salò o la storia di un assassino neofascita non è una qualsiasi attività “culturale”, ma significa promuovere una “cultura” della violenza.

Il nazismo e il fascismo non hanno operato i loro crimini senza teorizzarli: scrivendo libri, pubblicando giornali, tenendo conferenze, producendo film. Il razzismo nazifascista è stata una dottrina “scientifica” insegnata nelle università, promossa sulle riviste, argomentata in trattati e monografie, divulgata “culturalmente”. Basti qui a ricordarlo una citazione di Giorgio Almirante dalla dotta rivista “La Difesa della Razza”, V, 13, 5 maggio 1942:

«Nel nostro operare di Italiani, di cittadini, di combattenti, nel nostro credere, obbedire, combattere noi siamo esclusivamente e gelosamente fascisti. Esclusivamente e gelosamente fascisti noi siamo nella teoria e nella pratica del razzismo».

Credere che il fascismo sia una mera barbarie e un’assenza di cultura è un errore. Pensare che i fascisti brucino i libri e non li scrivano è un falso storico. Affermare che la cultura sia una sfera neutra e chiusa in se stessa è ripetere una menzogna. Spoliticizzare la cultura significa aprire nuovamente la strada alle ideologie e alle pratiche più aberranti e violente. Vuol dire sconfessare la possibilità di un pensiero critico e consapevole.

Noi riteniamo che la cultura in quanto tale, in quanto semplice «espressione di pensiero», non si identifichi di per sé con la giustizia sociale, la libertà, la solidarietà. Dire «è solo un libro», oppure «è sullo scaffale delle librerie», a noi non basta. Sugli scaffali di tante biblioteche italiane ci sono anche moltissimi libri come questi:

Giuseppe Maggiore, Razza e fascismo, Palermo, Agate, 1939.

Gigi Piacentini, Formazione e caratteri biologici fondamentali della razza italiana, con prefazione di G. Boschi dell’Università di Ferrara, Ferrara, Gruppo Universitario Fascista A. Mussolini, 1940.

Piero de Francisci, Politica fascista della razza, Roma, Istituto nazionale di cultura fascista, 1940.

Julius Evola, Sintesi della dottrina della razza, Milano, Hoepli, 1941.

Se qualche organizzazione neofascista volesse organizzare una presentazione acritica, autoassolutoria, in una sala pubblica, di libri simili, nessuno la riterrebbe una iniziativa culturale, ma un oltraggio. Coloro che hanno preso le armi contro il fascismo combattevano non solo un regime, ma anche una cultura. I partigiani hanno lottato e dato la vita anche contro libri come questi. Protestare civilmente contro la presentazione pubblica, del tutto acritica e tendenziosa, del libro-intervista del terrorista nero Pierluigi Concutelli per noi significa affermare che oggi non c’è spazio né per le pratiche violente, né per gli “ideali” dell’estrema destra italiana.


Leggi anche Bologna: PD solidarizza con i fascisti di CasaPound su Infoaut.

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1 Response to Antifascismo e libertà d’espressione

  1. Arg says:

    “Anche quelli di An mi hanno acclamato, hanno capito che io sono piu’ a destra di Fini”
    Berlusconi – 18 dicembre 2008

    per chi si fosse scordato il berlusconi che festeggia il 25 aprile con il fascista Ciarrapico.
    Forza Italia è veramente il fascismo oggi.
    Bisognerebbe cominciare a comporre un lavoro, con il contributo di tutti, sulla problematicità di Berlusconi: tutti ormai quando diciamo la parola facciamo spallucce, o ci viene da ridere, eppure ci sono molti punti che mi hanno sempre inquietato (anche se la mia prospettiva politica non è antiberlusconiana, quanto piuttosto per l’anarchia).

    1. Berlusconi e il partito di massa (depoliticizzazione, mercificazione, commerciabilità delle idee)
    2. l’obiettivo presidenzialista, e l’accentramento di potere
    3. il collegamento oggettivo e personale con il piano della P2, con le prospettive e gli uomini del Gladio, con l’eredità della RSI.
    4. lui nella gestione del potere (fare ministro le amanti, essere tra i più ricchi imprenditori, beffare la magistratura [per quanto io mi auguri la fine del lavoro, e l’incendio dei tribunali])
    5. lui negli innumerevoli casi “sono piu a destra di AN” “25 aprile con ciarrapico” e altre infinite uscite.
    6. la deriva autoritaria (soldati nelle strade, aumenti spese esercito, militarizzazione del conflitto sociale
    7. i neofascisti hanno oggettiva ammirazione per berlusconi, per i punti sopra e molti altri (ricordati lo striscione d’apertura del corteo del centrodx a roma? era di CASAPOUND o la bandiera nera di fiamma tricolore con cui Berlusconi sale sul palco e i cori DUCE DUCE)
    8.
    9….

    Non so, se magari è un film che vedo solo io..
    Se non è cosi pensiamo a una lista e tiriamo fuori un bel documento, sulla fascistizzazione del panorama politico

    saluti libertari

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