Torna a casa, Pound


Nel dicembre scorso CasaPound aveva cercato di appropriarsi – sotto il segno ambiguo della «letteratura eretica» – di Luciano Bianciardi, lo scrittore che precorse la rivolta del ’68 e che si batteva nella Vita agra per l’abolizione della patria, della famiglia, del lavoro e del profitto. Ops

Dopo aver pestato la prima merda, sette mesi dopo i «fascisti del terzo millennio» continuano nella loro politica strumentale di «appropriazione indebita» di defunti celebri. E ci riprovano
mettendo il proprio marchio su Rino Gaetano. Giustamente, Jokerulez commenta qui sotto: «Torna a casa, Pound».

Appropriarsi politicamente di musicisti, poeti, romanzieri, pittori, architetti e artisti o scienziati in genere…, apporvi sopra il proprio logo di partito – qualunque esso sia – è una squallida operazione di marketing. Tanto più sordida se quel logo tradisce e nega la storia di una persona che non può più parlare. Rino Gaetano si esibiva gratuitamente nei centri sociali romani degli anni ’70, spazi di libertà e antifascismo, fra cui la «Casa Rossa», il «Convento Occupato», e nell’occupazione dell’Università La Sapienza…

Intanto a Bologna gran parte dei manifesti appaiono strappati e fioriscono scritte contro la propaganda nazionalsocialisteggiante dei «fascisti del terzo millennio».

Torna a casa, Pound

(da Jokerulez)

La rete dei circoli fascisti conosciuti come Casa Pound, ha provato ad impossessarsi questa volta della bella immagine del cantautore proletario Rino Gaetano.

Si tratta di un’azione vergognosa e inaccettabile che fortunatamente non ha conseguenze grazie alla denuncia che l’attenta famiglia di Rino – insieme agli amici di sempre come Bruno Franceschelli e agli amici di oggi come Andrea Rivera – ha reso pubblicamente.

L’immagine qui a lato ritrae infatti il manifesto con cui Casa Pound ha inteso infangare la memoria dell’artista vicino all’autonomia operaia che ha scritto e cantato canzoni che ancora oggi sono simbolo di resistenza nella sinistra italiana.

Non basta scrivere che Rino non faceva politica, come hanno fatto i giovani debosciati del PD: qui serve strappare ogni pezzo di manifesto o volantino che si riesce a trovare e ridare a Rino Gaetano l’onore e il merito a cui ha innegabile diritto.

Difendiamo la memoria dei nostri morti dai fascisti. Estirpiamo Casa Pound dalle nostre città.


I cattivi vincono sempre

(da Femminismo al Sud)

A colpi di spranghe e cinghiate, stavano a piazza Navona, hanno aggredito ragazzini di quindici anni. Per loro niente arresti, niente anticamera dello stragismo nero, niente apologia di fascismo, niente di niente. Giocano a fare la guerra per sentirsi virili, forse compensano i cazzi mosci, starnazzano slogan tipo “né rossi né neri ma liberi pensieri” e poi massacrano tutti per fare strada ai neri.

Maestri della distorsione concettuale, ignoranti come cozze avariate, ancora fermi a riferimenti culturali del Ventennio, si sono messi a rubare. Voi credereste che l’anarchico Rino Gaetano sarebbe stato felice di essere annoverato quale amico dei camerati? Ovviamente no. CasaPound però dice di sì. Quando diranno che Gramsci era amico loro avranno completato il cerchio del revisionismo culturale.


Tuttavia per CasaPound la musica di Rino Gaetano rappresenta soprattutto un evento particolare: è stata la loro colonna sonora nel pestaggio di piazza Navona. Non da oggi diciamo che lo squadrismo simbolico dei fasciofuturisti è complementare al loro squadrismo reale. Usano le canzoni come le spranghe tricolori… Ecco una cronaca giornalistica tratta da aldodice26x1:

A pochi metri, in Piazza Navona, nel frattempo si è piazzato un camioncino bianco di Blocco Studentesco, la destra. Sono connotati, questo non piace alla piazza che da giorni grida “Né di destra né di sinistra”. E poi diffondono le canzoni di Rino Gaetano e questo piace ancora meno perché quella non è roba loro e si capisce che vogliono metterci il cappello. Anzi, i caschi da moto: è con quelli che cominciano a picchiare, una carica in piena regola, caschi e cinture. “Sfondano” la folla, creano un vuoto al centro, accerchiano a gruppi di dieci e giù botte.

Il fuggi fuggi è generale, è pieno di ragazzini terrorizzati, qualcuno grida al telefonino “non venire, ci stanno caricando”, a uno gli rompono la testa e se lo porta via l’ambulanza. Un’altra è piccola piccola, si chiama Alexandra, una sua amica la abbraccia, piange e si tiene pure lei la testa, l’hanno picchiata con un casco, prova a raccontarlo poi piange di più, dice “scusa ma mi devo sedere”. In piazza sono confusi, in tanti se ne vanno, i negozi chiudono, i turisti non si rendono conto e restano ai tavolini dei bar.

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1 Response to Torna a casa, Pound

  1. jokerulez says:

    Grazie per la citazione e per il link, compagni. Non abbassiamo mai la guardia!

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