Contro la normalizzazione. Una tre giorni a Bologna


A Verona, dopo l’Editto del Kebab, l’amministrazione comunale vieta pure le bandiere arcobaleno della pace. Effettivamente, tutti quei colori assieme avrebbero potuto distrarre e rallegrare il cupo ordine cittadino. Sulle mura di Verona, tanti anni fa, fu collocata una lapide con i versi del Romeo e Giulietta di Shakespeare: «fuori dalle mura di Verona, è una tortura e un Inferno». Oggi forse si potrebbe dire il contrario.

Ma non c’è più un fuori di qui. A Bologna hanno vietato piercing e tatuaggi nelle parti intime al fine di garantire la «salute della popolazione giovanile»: il divieto è operativo su tutto il territorio comunale. E intanto le forze dell’ordine non cessano di infastidire chi siede su panchine o muretti senza avere giacca e cravatta: giovani dall’aspetto punk, anziani poveri, vagabondi, straccioni, emarginati. Come scriveva oltre un secolo fa Anatole France, «La legge, nella sua maestosa equità, proibisce ugualmente ai ricchi e ai poveri di dormire sotto i ponti, di mendicare per le strade e di rubare il pane».

Anzi, ci sono anche persone più uguali delle altre. Nel bresciano un immigrato ruba alcune mele da un frutteto e si prende cinque mesi di galera. E nel napoletano la legge vieta ora di raccogliere pure le pigne (quelle degli alberi) dalle pinete, per quanto non siano commestibili. Un algerino di 32 anni, Samir Ferguun, è stato arrestato dai carabinieri della stazione di Capaccio Scalo per furto di pigne in pineta. L’uomo è stato sorpreso in località Laura con quattro sacchi pieni e processato giorni fa. Certo se fosse stato un bianco intento a scaricare camion di rifiuti tossici, per le forze dell’ordine ciò sarebbe stato tollerabile. Ma un algerino che ci ruba le nostre pigne…

Sono provvedimenti minimi, giornalieri, continui, capillari, che non fanno scalpore, che possono anzi sembrare una barzelletta a chi non se li vive in prima persona. Ma – se si guarda questa pluralità di eventi eterogenei e fatti per dividere – non si può avere dubbi sul fatto che sia in corso un processo violento di disciplinamento sociale autoritario: il perbenismo aggressivo, la normalizzazione delle identità, l’esortazione all’autocensura, la propaganda di «paure» razziste e omofobe, il familismo opprimente, la volontà di punire chi non fa figli bianchi italici cattolici (il divieto di piercing nelle parti intime, il disprezzo per vagabondi e anziani poveri, il razzismo contro gli immigrati, la persecuzione contro prostituzione e aborto).

A ben riflettere, lo squadrismo neofascista non avrebbe efficacia se non vi fosse anche un disciplinamento sociale diffuso che occorre ostacolare in ogni sua forma. Come ha scritto un gruppo antirazzista: «non è forse questa, oggi, la forma socialmente più grave di fascismo, quella che cerca di mobilitare il popolo alla guerra tra poveri e aggredisce per suo tornaconto una parte dei lavoratori più sfruttata, gli immigrati? Non è forse questo il razzismo, insinuare il virus sociale che porta a pensare gli altri uomini come subumani che si possono sfruttare oppure scacciare e calpestare a seconda del proprio tornaconto. Senza avere problemi né con la società, né con le istituzioni, né con la propria coscienza?». Arroganza, perbenismo, razzismo, sessismo, omofobia, familismo, integralismo cattolico, “legalità” & “sicurezza” alimentano oggi una cultura di massa dell’odio e della discriminazione. Perché il fascismo, per affermarsi, ha bisogno non solo di aggressioni e omicidi, ma anche di tornare ad essere cultura di massa prevaricatrice e violenta. Tanto più ora che la crisi economica rende necessario un supplemento di oppressione e sfruttamento per garantire profitti privilegi e deliri di potere.

Come osserva una compagna di Maistatezitte: «In questa cultura la crisi economica in atto trova un’ottima sponda: dietro l’ipocrisia e il moralismo imperante si cela la necessità di individuare ammortizzatori sociali e, come sempre, le donne sono le candidate preferite. E allora: tutte le donne tornino a casa, no all’aborto, sì alla famiglia e all’angelo del focolare; no alla prostituzione, sì alla schiavitù domestica e sessuale delle ‘straniere’ nelle italiche case – la nostra esperienza coloniale ci sia maestra in ciò! E, soprattutto, no all’autodeterminazione delle donne, un no su cui convergono destre e Vaticano, moralizzatori cocainomani e calendariste riciclate in versione parlamentar-castigata».

Per tutte queste ragioni, riteniamo che sia un’occasione importante di analisi e di dibattito la Tre giorni contro la repressione, la normalizzazione e le nuove forme di disciplinamento dei corpi organizzata dalle realtà LGBTIQ a Bologna per il 10-12 ottobre 2008.

Anche noi crediamo che la repressione e il disciplinamento che investono oggi il movimento LGBTIQ siano parte di un attacco più generale verso ogni movimento che si richiami all’autodeterminazione e all’antifascismo e che rifiuti le logiche normalizzatrici della rappresentanza.

Contro ogni forma di fascismo (dalla più brutale alla più sottile), ora e sempre resistenza!

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1 Response to Contro la normalizzazione. Una tre giorni a Bologna

  1. c. says:

    Tre giorni contro la repressione, la normalizzazione e le nuove forme di disciplinamento dei corpi. Bologna, 10-12 ottobre 2008.

    Il Pride che si è tenuto a Bologna lo scorso 28 giugno ha evidenziato profonde fratture nel movimento lesbico, gay e transessuale, fratture esistenti – evidentemente – da prima, ma che sono emerse in maniera drammatica attraverso almeno due elementi: la debolezza di elaborazione politica all’interno del Comitato Pride che ha lasciato spazio a derive securitarie, perbeniste, escludenti e qualunquiste, e la delega alla repressione poliziesca della gestione dei conflitti interni al movimento’ e il conseguente uso della diffamazione nei confronti dei soggetti politici non allineati all’organizzazione.
    Non credendo che questo riguardi solo il movimento LGBTIQ, ma che più in generale sia in atto un attacco contro ogni movimento che faccia riferimento all’autodeterminazione e all’antifascismo e che rifiuti le logiche di rappresentanza, Facciamo Breccia, Antagonismogay, Fuoricampo e Coordinamento Sylvia Rivera hanno organizzato a luglio un’assemblea cittadina a Bologna, da cui è emersa una lettura tutta politica delle vicende collegate al Pride, viste come sintomo di una generale crisi della politica. Ciò che è avvenuto a Bologna il 28 giugno è un analizzatore che ha rotto le omertà, facendo emergere i non detti e le contraddizioni di una parte del movimento che ha scelto l’istituzionalizzazione del proprio percorso politico. Diversamente noi riteniamo fondamentale pensare e praticare i processi istituenti facendo in modo che rimangano aperti e non si fossilizzino in un ‘dato una volta per tutte’, in una burocratizzazione/pietrificazione di ciò che dovrebbe essere sempre in movimento, in cambio delle briciole della politica istituzionale.
    Tutto ciò è avvenuto proprio nel momento di massimo dispiegamento ed egemonia delle politiche securitarie, razziste e omo-lesbo-transfobiche nel nostro paese, ad opera di un governo delle destre sostenute dalla mobilitazione di squadristi e dalle folle aizzate per il linciaggio del diverso. Un momento storico caratterizzato da una crisi economica generalizzata, che crea insicurezza, precarietà sociale e paura per il futuro.
    Un momento in cui c’è bisogno di resistere e riaffermare i principi e gli spazi di libertà, autodeterminazione, antifascismo.
    L’assemblea bolognese di luglio si è conclusa con la proposta di un nuovo momento costituente del movimento LGBTIQ, una tre giorni in cui si ridefiniscano i contenuti, i principi etici e le pratiche di un movimento che sia contro la repressione, la normalizzazione e il ridisciplinamento dei corpi, da tenersi in autunno, proprio a Bologna. Un’occasione per rilanciare l’analisi e la capacità di agire collettivo, per ricreare connessioni tra ambiti di ricerca critica, attivismo e lavoro culturale e politico.
    Raccogliamo una diffusa e non eludibile necessità, da tempo sentita, di creare luoghi politici di dibattito teorico/pratico, per intersecare percorsi spesso isolati nei territori o nelle micropolitiche del quotidiano, nelle mobilitazioni e nelle ricerche sociali e universitarie, al fine di mettere in comune saperi e analisi che ci consentano di leggere criticamente lo stato di cose presenti e di elaborare pratiche efficaci per un percorso di reale liberazione.
    Ripartiamo dalla condizione LGBTIQ contemporanea, caratterizzata simultaneamente da esclusione sociale/culturale e iperinclusione produttiva; caccia alle streghe e marketizzazione pervasiva delle nostre soggettività e spazi sociali; violenza, aggressioni, stupri e ambigua femminilizzazione /omosessualizzazione dell’immaginario. In questo contesto, da declinare nell’arretratezza specifica del caso italiano (familismo, presenza vaticana…) si situano le soggettività LGBTIQ, sospese tra deliri di normalizzazione/rispettabilità e bisogni di sovversione e trasformazione; omologazione post-identitaria e recupero di genealogie radicali.
    Obiettivo della tre giorni è tentare di trasformare la crisi della rappresentanza, esemplificata dalle ultime elezioni politiche, ma anche dal bilancio fallimentare di una lunga stagione di commistione di parti del movimento LGBT con partiti e istituzioni, in un’opportunità per l’apertura di una nuova fase di movimento.
    Il Coordinamento Facciamo Breccia, nato nel 2005 come percorso di mobilitazione permanente fondato su autodeterminazione, laicità e antifascismo, ma non come coordinamento esclusivamente lgbtiq, si assume quindi l’onere di promuovere la tre giorni insieme ai gruppi bolognesi che già hanno indetto l’assemblea cittadina da cui è nata questa proposta. Vorremmo quindi che questa occasione vedesse come protagoniste tutte quelle realtà LGBTIQ– afferenti o meno a Facciamo Breccia – che, a partire dal proprio territorio, credono che le parole d’ordine e le pratiche cui si debba oggi ispirare un movimento che intenda riprendere parola e azione per fare fronte alle derive razziste e alla pervasiva diffusione di ideologie e pratiche securitarie e di normalizzazione, siano: autodeterminazione, laicità, antifascismo, liberazione. Parole da declinare in pratiche incarnate e sessuate che riconoscano i nessi dell’emergente complesso razzista-xeno-omo-lesbo-trans fobico. Nel corso dell’assemblea di Bologna da più interventi è stata indicata la grande manifestazione femminista e lesbica del 24 novembre 2007 contro la violenza maschile sulle donne come l’evento che ha inaugurato una nuova radicalità, segnando la necessità di compiere un salto definitivo dalla delega all’autodeterminazione, ed è anche a questo tipo di percorsi che guardiamo nella definizione di nuove strategie di movimento. La tre giorni contro la repressione, la normalizzazione e le nuove forme di disciplinamento dei corpi si terrà a Bologna dal 10 al 12 ottobre.
    Il dibattito sarà strutturato in sessioni tematiche che mettano a fuoco analisi e temi con un taglio che parta dal quotidiano e dalle esperienze delle soggettività lgbtiq per rilanciare visibilità e resistenze collettive.
    Da questa prima analisi nell’assemblea nazionale e nel gruppo organizzatore bolognese sono emersi i temi delle sessioni, rispetto alle quali individuare i nessi tra repressione, normalizzazione e ridisciplinamento dei corpi e soprattutto i nessi tra la teoria e pratiche di resistenza individuali e collettive.

    Venerdì pomeriggio. R-esistenze: documenti, biografie, genealogie.

    Dalle 15.00 in poi accoglienza.
    17.30. Sala del Baraccano, via S. Stefano 119.
    Proiezione video “To be Ornella” e materiali vari.
    21.00 c/o Vag 61, via Paolo Fabbri
    Cena sociale con performances, letture..
    Mostra fotografica.

    1.Perbenismo, rispettabilità e normalizzazione delle soggettività lgbtq. Sabato mattina. Sala del Baraccano, via S. Stefano 119.
    L’interiorizzazione della rispettabilità come modello esistenziale ha determinato per decenni la ricattabilità delle soggettività lgbtq e dei nostri percorsi politici. Il tentativo di farci accettare, di apparire normali ci ha schiacciati sopra a modelli sociali, affettivi e sessuali omologati a quelli dominanti e imposti.
    Come ribaltare questo meccanismo ora che è proprio il diverso e l’eccentrico a essere sotto l’attacco dei moralizzatori, dei clericali, dei fascisti? Ripensare la propria alterità, trasporre la propria differenza per collocarsi nel margine delle resistenze accanto agli osceni, agli impresentabili. L’attacco in questo momento è rivolto alle prostitute e ai sex workers, per il loro impatto “estetico” sulle strade e i marciapiedi, ma ci riguarda e coinvolge direttamente.

    2. Immaginario familista, ruolizzazione sociale/sessuale, relazioni. Sabato pomeriggio. Sala del Baraccano, via S. Stefano 119.

    Il mimetismo esasperato dall’ansia di normalizzazione ha fatto sì che riproducessimo in ambito lgbtiq l’immaginario familista e sessista della famiglia etero. Oggi che in piena liquidazione del welfare tutto il lavoro di cura e assistenziale sembra tornare sulle spalle delle donne, ricacciate tra le mura domestiche, è più che mai necessario rielaborare una critica alla famiglia come luogo di violenza femminicida lesbo/trans/omofobica di riproduzione dell’eterosessualità obbligatoria e di asservimento del genere femminile.

    3.Tras/lesbo/omofobia come espressione di violenza, sessismo e ridefinizione del patriarcato.
    Domenica mattina. Sala del Baraccano, via S. Stefano 119.

    La ricerca e le lotte contro trans/lesbo/omofobia condotte in questi anni possono/devono intrecciarsi con il lavoro operato dal movimento lesbofemminista sul tema violenza, sessismo, razzismo.
    La messa in crisi del patriarcato ad opera delle soggettività femministe e lgbtiq ha generato una reazione violenta e una ridefinizione delle strutture sociali che lo sostengono. La contestazione del potere maschile- eterosessuale ha aperto spazi per le soggettività altre, ma cionondimeno non è cessata la violenza, né il tentativo di riaffermare incessantemente quel potere.
    Importante in questo senso anche il dibattito suscitato dai primi gruppi misti (gay-bi-trans-queer) sulla costruzione del maschile e la critica della violenza sessuata.

    4.Politiche securitarie, razzismo e fascismo. Quali pratiche di resistenza?
    Domenica pomeriggio. Sala del Baraccano, via S. Stefano 119.
    L’emergenza sicurezza, la politica basata sulla creazione e gestione della paura, ha generato una spirale di odio e violenza razzista agiti contro i diversi: prima i rom, poi gli omosessuali, i clandestini, le prostitute, vengono via via individuati come il nemico pubblico da colpire e disciplinare: dalle aggressioni “spontanee” per la strada, alla violenza squadrista organizzata, dalle leggi proibizioniste alle regolazioni per via amministrativa, molteplici livelli di azione configurano un sistema, un regime autoritario, che va compreso nelle sue continuità e discontinuità con il fascismo storico.
    Per ridefinire e agire nuove pratiche di resistenza individuali e collettive.

    5. Assemblea conclusiva. Domenica pomeriggio ore 16.00. Sala del Baraccano, via S. Stefano 119.
    Sintesi della tre giorni e rilancio di eventuali appuntamenti, azioni, mobilitazioni……

    Adesioni, comunicazioni, richieste di intervento fanno inviate a info@facciamobreccia.org

    FACCIAMO BRECCIA, ANTAGONISMOGAY, FUORICAMPO LESBIAN GROUP COORDINAMENTO TRANS SYLVIA RIVERA

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