collaborazionisti dentro rifondazione comunista

Una delle eredità del fascismo è certo l’attitudine a negare le proprie azioni e responsabilità.

L’Italia è stato il primo paese al mondo a far uso di armi chimiche contro le popolazioni civili (dell’Africa), ma chi aveva attuato quelle stragi sistematiche ha continuato a negare…

L’Italia è stato il primo paese al mondo a proclamare le leggi razziali antiebraiche, ma chi aveva attuato quel misfatto terribile ha continuato a sminuire… (ancora nel 1995 Rutelli voleva intitolare una piazza di Roma a uno dei promotori delle leggi razziali, Giuseppe Bottai).

A questa logica non si sottrae neppure la Strage di Bologna del 2 agosto 1980. Dopo le ipotesi fantapolitiche riproposte ogni anno da Cossiga, ecco ora il libro di Andrea Colombo, “Storia nera. Bologna, la verità di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti”, Milano, Cairo Editore, 2007.

«Questo libro», dichiara Fioravanti, «è stato scritto nel momento in cui io ho finito di scontare la pena. Sono un cittadino con un passato particolare ma un cittadino come tutti, che vuole che sia appurata la verità. Non chiedo la grazia, come Sofri, né altri eventuali vantaggi giudiziari, non ne ho bisogno, ma chiedo di ragionare sul processo» (http://redazione.romaone.it/ID=86174).

Ed è questo in fondo il solo “argomento”: oggi, con alle spalle oltre 100 omicidi, Mambro e Fioravanti non rischierebbero più nulla a confessare la verità, avendo comunque saldato i conti con i tribunali (ma ciò non vale per il loro portaborse Luigi Ciavardini). Sicché, non rischiando più nulla, la presunta “sincerità” di Mambro e Fioravanti viene presentata come l’unica verità, al di là di ogni prova oggettiva.

Quale sia invece la posta in gioco di questa volontà di «ragionare sul processo» è presto detto: si tratta di mettere in dubbio e negare lo stragismo neofascista da Piazza Fontana alla Uno Bianca. Mambro e Fioravanti sono due «soldati politici», votati alla causa neofascista, combattenti ieri con le armi in pugno e oggi, in mancanza di argomenti, con le bugie su giornali e tv (in continuità con il precetto del ministro nazista per la propaganda Joseph Goebbels: «se dici una menzogna abbastanza grande e la ripeti in continuazione la gente inizierà a crederci»).

E non sorprende trovare tra i collaborazionisti interessati anche i vertici di Rifondazione comunista che cercano oggi di accreditarsi come “statisti” imparziali ed equanimi: dopo il pacifista Bertinotti che benedice la Folgore, ecco Andrea Colombo, ex dirigente di Potere Operaio, collaboratore di Liberazione e portavoce di Rifondazione comunista al Senato, che ci regala questo libro avvelenato che non entra nel merito delle evidenze processuali, ma spande solo un alito di vittimismo gratuito e di vano sospetto.

Dice ancora Fioravanti: «È una richiesta che facciamo con garbo. Non facciamo le vittime. Non c’è poi andata male nella vita, soprattutto ora che abbiamo una figlia. Ma il punto è: ora che nessuno paga più sulla propria pelle, nessuno tranne i parenti delle vittime, vogliamo o no parlare con serenità di quanto è avvenuto?».

Dopo aver promosso il neofascismo con le bombe, ora lo fanno con il «garbo», mentre i giovani fascisti tornano a uccidere, picchiare e tirare molotov contro centri sociali e campi nomadi. E su questo Mambro e Fioravanti non hanno ovviamente nulla da dire…  Vedi anche: http://www.ecn.org/antifa/article/140/scheda-mambro-e-fioravanti 

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1 Response to collaborazionisti dentro rifondazione comunista

  1. marco says:

    Argomentate ragioni contro questa ennesima porcheria prodotta da Rifondazione:

    http://antifa-milano.noblogs.org/post/2007/06/07/quando-un-libro-disinforma

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