Giovedì, Aprile 17, 2008

25 aprile a Bologna

Il 25 Aprile 1945 è la data simbolica e celebrativa in cui le istituzioni si trovano costrette a dare un minimo riconoscimento politico a una Resistenza popolare mossa dalla volontà di liberarsi dalla dittatura nazifascista e dall’avversione verso una guerra disastrosa.

Oggi, da destra a sinistra, si invoca una memoria condivisa, ma in realtà si nasconde e si mistifica il profondo spirito di uguaglianza e giustizia sociale che animò la Resistenza, la tensione verso una società in cui ognuno potesse realizzarsi in una vita dignitosa. Sessanta anni dopo assistiamo invece a un rapido degradarsi delle condizioni di vita: morti sul lavoro, disoccupazione, carovita, precarietà, emergenza abitativa, malasanità, costi esorbitanti dell’istruzione pubblica, inquinamento e devastazione ambientale.

Non crediamo possibile celebrare la Liberazione con una retorica patriottica vaga e commemorativa, che rimuove e neutralizza la conflittualità sociale negando ogni alternativa all’ordinamento esistente e ogni movimento volto a trasformarlo.

La Resistenza ha cominciato ad essere rimossa e riscritta sin dai primi anni di dopoguerra. A cominciare ad esempio dalla Costituzione Italiana, che non prevede alcun diritto di "resistenza" (riconosciuto invece già nella Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e del cittadino del 1789). Anzi, a differenza di Germania e Francia, nel 1947 la DC e il PCI cancellarono concordemente questo articolo dalla bozza della Costituzione italiana: «Quando i poteri pubblici violano le libertà fondamentali e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza all’oppressione è un diritto e un dovere del cittadino». Da allora, ciclicamente, sarà sempre repressa ogni spinta dal basso a riprendere le fila di una lotta per una società diversa e più giusta.

Il mito della coesione sociale favorito da tale memoria artefatta, istituzionalizzata e falsificante ha permesso l’affermarsi di un’ideologia del profitto e della competitività: impariamo ormai fin dall’infanzia che l’autorealizzazione si raggiunge rincorrendo potere, ricchezza, successo, "normalità". È il modello normativo della famiglia patriarcale, del conformismo, del consumo, della rispettabilità solo esteriore.

Chi risulta "diverso" rispetto a questa visione stereotipata, escluso dalla corsa al successo, resta ai margini della società ed è spesso additato come causa di ogni suo male. Nel modello di convivenza che lo Stato impone i legami di solidarietà umana sono sempre più rari, deboli, spezzati. Attraverso la retorica della "sicurezza" si fomentano la diffidenza, la paura, il pregiudizio, la xenofobia, il sessismo, l’omofobia.

Proprio il clima di allarme sociale fomentato da politici, sindaci, giudici e giornalisti ha offerto nuova agibilità a gruppi e partiti neofascisti che rivendicano apertamente e praticamente l’eredità autoritaria, squadrista, razzista, omofoba e sessista del Fascismo. Oggi i neofascisti di "Forza Nuova" e di "Fiamma tricolore", legittimati anche dalla recente campagna elettorale, soffiano sul fuoco dell’odio verso chiunque appaia straniero o "diverso". E sempre più i neofascisti si distinguono per assalti violenti ai campi rom, ai centri sociali, ai migranti, ai gay, ai militanti di sinistra o a chiunque non pare "allineato".

Scendere in piazza il 25 aprile vuol dire contrastare questa martellante campagna d’odio e riaffermare i valori della libertà, della solidarietà e dell’uguaglianza, contro ogni discriminazione, contro la crescente brutalità poliziesca nel gestire le "emergenze" sociali, contro la progressiva fascistizzazione dello Stato.

Per una società aperta e plurale, ora e sempre resistenza!

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25 Aprile 2008 - Giornata delle Resistenze Popolari

Presidi di comunicazione antifascista
h.13.00 Porta Lame
h.14.30 Porta Galliera
h.16.00 Piazza dell'Unità
+++Venite in bicicletta!+++

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Assemblea Antifascista Permanente - Bologna
per contatti: aap-bologna at riseup punto net

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