Lettera aperta al presidente del q.re S. Stefano


Gentile Andrea Forlani,
recentemente, come presidente del quartiere Santo Stefano, lei ha negato una sala pubblica all’organizzazione neofascista CasaPound con queste parole: «Sono assolutamente contrario a questo tipo di iniziative perché credo che l’antifascismo sia ancora un valore in questa città».

Eppure nel pomeriggio di sabato 14 marzo ancora una volta l’Associazione Culturale Edera svolgerà un’iniziativa presso la Sala del Baraccano parlando di «Euflazione», una pseudo-dottrina economica che dissimula e contrabbanda il vecchio mito antisemita del complotto finanziario internazionale.

Non è certo la prima volta.
Sabato 29 novembre 2008 una sala del quartiere aveva ospitato un’iniziativa dell’Associazione Edera e di CasaPound. Ed era già avvenuto anche il 21 aprile 2007, nell’anniversario della Liberazione di Bologna, con una provocatoria conferenza organizzata dall’Associazione Edera su «Etnicità, Eugenismo, Genetica delle popolazioni». Anziché uno straccio di dibattito, a rivendicare la necessità dell’eugenetica fu allora tal Stefano Vaj, secondo cui, grazie «alle potenzialità della tecnica moderna» (cioè le biotecnologie), l’eugenetica è «un passo obbligato di qualsiasi possibile sogno di libertà e di potenza». A nulla valsero nei giorni precedenti le numerose mail di protesta indirizzate proprio a Lei come presidente del quartiere, affinché non concedesse una sala pubblica per simili iniziative d’ispirazione neonazista, spesso frequentate anche da fascisti nostalgici e naziskin violenti.

L’Associazione Edera di Bologna si autodefinisce un «sodalizio di destra» con finalità di «promozione e diffusione dei valori spirituali e delle idee proprie della tradizione culturale europea declinata in ambito italico», cioè «la concezione che abbiamo del nostro popolo (stirpe)». Le loro iniziative promuovono l’odio per chi è straniero e “diverso” mascherato da amore per la «propria» terra e per la «propria» città. Propagandando i valori dell’«autodifesa etnica totale in senso nazionalpopolare», i loro discorsi mirano a manipolare un pubblico acritico o inesperto, per orientarlo con astruse teorie pseudo-intellettuali verso una cultura di chiaro stampo razzista.

Lo stile specifico dell’Associazione Edera consiste infatti nel mimetismo politico e nella dissimulazione verbale: contenuti ultranazionalisti, razzisti e neonazisti espressi con buona educazione e con forbiti giri di frase. Dietro il velo delle parole, le idee portate avanti da questi neofascisti – mascherati da rispettabili cittadini – non sono che una versione aggiornata e travestita delle idee del nazifascismo storico. Alla lobby giudaico-massonica, cara alla propaganda nazista, subentra oggi la lobby mondialista. Al razzismo si sostituisce il «no all’immigrazione» e il «no al multiculturalismo». Anche il loro fittizio antimperialismo non è difesa della libertà, ma politica di potenza, rivendicazione geopolitica della Nazione.

Le chiediamo pertanto: che senso ha rifiutare la padella di CasaPound per poi ricadere nella brace dell’Associazione Edera, ideologicamente ancor più nociva e insinuante dei «fascisti del terzo millennio»? Davvero è tollerabile che, in sale pubbliche, si riapra la strada anche solo allusivamente al razzismo e all’antisemitismo?

Come presidente del quartiere Santo Stefano, ultimamente Lei è stato oggetto degli attacchi concertati e strumentali di CasaPound e An che hanno richiesto le sue dimissioni, nel grossolano tentativo di addossarLe la «responsabilità morale» della presunta e fasulla «aggressione» di via Orfeo-Castiglione.

Ora, con questo passo indietro e con questa inconseguente concessione, Lei sembra ignorare che, dalla riabilitazione dei «ragazzi di Salò» in poi, la destra – dopo aver ringraziato soddisfatta – ha sempre fatto di ogni concessione un avamposto per incrementare indefinitamente la sua aggressività e i suoi abusi di potere: dai fenomeni di neosquadrismo organizzato al revisionismo storico fino a una legislazione sempre più xenofoba e discriminatoria, per la quale c’è chi ha parlato di «nuove leggi razziali».

L’ultimo decennio ci ha mostrato che rabbonire o addolcire la destra oltranzista e razzista con un malinteso senso di tolleranza è un’illusione fallimentare. Noi crediamo che sia tempo di dare un valore pieno alla parola responsabilità e di non procedere con il solito passo del gambero: un passo avanti e tre indietro.

Le chiediamo pertanto di negare la sala il 14 marzo e che il quartiere Santo Stefano stenda una dichiarazione di antifascismo, antirazzismo, antisessismo, antiomofobia, antinegazionismo e contraria ai pregiudizi antiebraici da far firmare a chiunque voglia usufruire di sale pubbliche del quartiere.

Cordialmente,
l’Assemblea antifascista permanente

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1 Response to Lettera aperta al presidente del q.re S. Stefano

  1. Guido Rivolta says:

    Che Forlani non si sia nemmeno degnato di rispondere a una richiesta motivata è un segnale pessimo.

    I fasci di Casaponud e i loro protettori di AN avranno la sensazione che le loro campagne strumentali pagano, che per mettere le istituzioni locali in riga e al passo dell’oca gli basta starnazzare reclamando le dimissioni di un presidente di quartiere perché non ha srotolato il tappeto al libro intervista dei quel macellaio di professione che è Pierluigi Concutelli.
    E intanto Casa Pound nel suo forum promuove da giorni una raccolta di fondi per il “camerata Pierluigi”…

    E la cittadinanza ne ricaverà la certezza che i suoi “rappresentanti” sono dei commedianti di quarta categoria.

    Peccato che a pagare il prezzo di questi cedimenti continui non saranno i vari tiramolla, ma le masse che a Bologna che vivono, lavorano o studiano a Bologna.

    Più RIVOLTANTE di così…

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