razzismo di stato

Mentre continua la «propaganda razziale» del ministro Maroni...
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200806articoli/34271girata.asp

ecco che la Cassazione dà piena legittimità al razzismo di stato. D’ora in poi, la falsa generalizzazione secondo cui “se un Rom ruba, tutti i Rom sono ladri” non è più un ragionamento da bar leghista, ma un pronunciamento ufficiale della burocrazia dello Stato.
http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/sicurezza-politica-10/cassazione-tosi/cassazione-tosi.html

Anche l’Associazione Nazionale Magistrati non è da meno. Sul sito dell'ANM, per sensibilizzare i cittadini contro il provvedimento del governo sulla sospensione dei processi, si fanno alcuni esempi dei processi che verranno sospesi...
http://www.associazionemagistrati.it/articolo.php?id=183

Su cinque esempi di processi che verranno sospesi, tre riguardano reati commessi da cittadini stranieri, e precisamente: 1) “uno straniero irregolare che violenta una ragazza alla fermata del tram”; 2) “due zingarelle che rapiscono un bambino” [tipico stereotipo razzista: nessun caso simile è giuridicamente documentato]; 3) “uno straniero ubriaco al volante di un’auto rubata che investe tre pedoni sulle strisce”. Per l’ANM è normale immaginare il “delinquente” come straniero, clandestino, zingaro.

Intanto, inizia la schedatura dei rom nelle scuole milanesi...
http://www.didaweb.net/forum/index.php?topic=279.0

Solidarietà a Rom e Sinti

Secondo i recenti dati OCSE, in Italia si lavora 30 ore in più rispetto alla media dei paesi OCSE e si guadagna uno stipendio più basso di quasi il 20%. I profitti degli industriali sono sempre più alti, mentre il reddito da lavoro è sempre più basso. Sì, qualcuno ruba in Italia, ma comodamente, seduto nel suo lussuoso ufficio di dirigente, di manager, di imprenditore, di banchiere, di parlamentare.

Per sviare l’attenzione da questi dati di fatto, il governo cerca di additare presunti piccoli ladruncoli: i “fannulloni”, la “microcriminalità”, gli “immigrati” e ora, con più evidente razzismo, gli “zingari”...

Il ministro Maroni dice che vanno prese le impronte digitali ai bambini rom per il loro bene e che se verranno trovati a chiedere l’elemosina verranno tolti ai genitori, che perderanno la patria potestà. Tutto ciò per garantire a chi ha il diritto di rimanere in Italia di “vivere in condizioni decenti”. Viene da chiedersi cosa c’entra la decenza con il fatto che bambini, ma anche adulti, che vivono in Italia da secoli, vengano considerati diversi da altri bambini e debbano sottostare a misure che riguardano solo loro.

I provvedimenti in questione riguardano solo un determinato gruppo di persone schedate in quanto appartenenti ad esso, secondo la falsa generalizzazione per cui “se un rom ruba, tutti i rom rubano”. Il ministro Maroni vuole fare una legge basata su un criterio razzista.

La storia dei Sinti e dei Rom è stata sempre una storia di discriminazione. In Europa già tra Sei e Settecento si cercava di assorbire il problema del nomadismo sottraendo i bambini agli accampamenti “diseducativi” per affidarli ai contadini e al “sano” lavoro dei campi. Per ben tre secoli decreti e leggi furono emanati per “liberare” quei bambini dai loro genitori naturali. Sottrarre bambini rom, identificarli, classificarli per cancellarne cultura ed identità.

I rom vengono perseguitati dal nazismo senza quasi lasciare nessun rimorso né soprattutto attenzione. Ne vengono sterminati più di cinquecentomila. Nel processo ad Eichmann il capo di imputazione che li riguardava viene stralciato.

Nella Germania Guglielmina e nella Repubblica di Weimar la “questione zingara” era affidata quasi esclusivamente ad autorità di polizia locale col compito di far rispettare regole e doveri: gli zingari dovevano lavorare e smettere la vita nomade. Nel 1934 il Ministero degli Interni tedesco cominciò a finanziare i Centri di igiene razziale, nei quali la “questione zingara” venne affrontata con molta attenzione, attingendo soprattutto a dati, nomi e luoghi di residenza raccolti dal Servizio di Informazioni di Monaco, ufficio fondato nel 1899 e che in 30 anni aveva schedato migliaia di “zingari”.

Vale la pena di rileggere questa storia per comprendere questo inquietante presente. La propaganda razzista contro i rom che le istituzioni italiane da mesi portano avanti mira solo a diffondere odio e xenofobia. La Cassazione depenalizza la discriminazione razziale contro i rom secondo il ragionamento razzista “se un rom ruba, tutti i rom sono ladri”. Sui giornali si leggono notizie costruite a tavolino come quella del 30 giugno: arrestati 8 rom croati con accusa di sesso e violenza nei confronti di minori per ridurli in schiavitù e indurli a centinaia di crimini. Da Ponticelli (Napoli) a Terralba (Oristano) i campi rom subiscono aggressioni, vengono rasi al suolo, con vere e proprie operazioni di guerra etnica. Mentre la Commissione Europea e il Consiglio d’Europa stigmatizzano questi fatti, nei comuni italiani si procede alle prime schedature.

Non è questo il momento di aver paura, ma è il momento di denunciare pubblicamente questo razzismo e fascismo di stato, è il momento di lottare con tutti/e i/le migranti!

IL 5 LUGLIO PRENDIAMOCI UNA BOCCATA DI LIBERTÀ!!

BOLOGNA, PIAZZA XX SETTEMBRE - ore 15:30
MANIFESTAZIONE ANTIRAZZISTA

 

[Bo] 5 luglio: manifestazione antirazzista

NON È IL MOMENTO DI AVERE PAURA!

Manifestazione dei Migranti
SABATO 5 LUGLIO
PIAZZA XX SETTEMBRE, ore 15:30

CONTRO IL RAZZISMO CRESCENTE!

CONTRO IL REATO E L’AGGRAVANTE DI IMMIGRAZIONE CLANDESTINA!

PERMESSO DI SOGGIORNO PER TUTTI!

PER LA CHIUSURA DEI CPT!

Più informazioni qui: http://www.coordinamentomigranti.splinder.com

Stand fascista al “Festival dell’Unità”

Prosegue la linea collaborativa e compiacente degli ex DS verso i neofascisti. Fin dal 1996 l’onorevole Luciano Violante aveva rivalutato le ragioni patriottiche dei «ragazzi di Salò» e, storicamente, ai dirigenti del PDS spetta una qualche parte di merito nello sdoganamento del neofascismo. Ora se li tengono anche in casa...

Il Compagno Spadino
http://roma.indymedia.org/node/3611

Malgrado abbia attraversato un periodo di profonda incertezza sul da farsi e su come l’avrebbero ribattezzata, senza troppo suonare comunista, alla fine ce l’ha fatta: spunta la Festa dell’Unità rivisitata ovviamente nel logo, nello spirito e nei colori. E se come è chiaro che sia, un cambio d’abito, di marcia e di stile, dove piuttosto che intonare un benaugurante “bella ciao” si gioca malamente su un’inversione di tendenza e d’ordine persino delle parole ripiegando sul più blando e urbano “ciao bella”, degno di uno slogan di stradaiola memoria. Non contenti di questa rivoluzione involutiva di ciò che fino a poco tempo prima questa festa rappresentava e per il popolo della sinistra più verace e delle famiglie, dei lavoratori e della classe operaia stava a significare in una parentesi dove la propaganda di base si univa a quel filo diretto elettore-partito, piazza-vertice “onorevole”, eccola qui.

La Festa dell’Unità, di un Partito talmente convinto del proprio assetto democratico di coalizione trasversale, da ibrido di razza, da potersi permettere scivoloni o nella migliore delle ipotesi macrosopiche disattenzioni. Così fra uno stand di cucina sudamericana, una bandiera cubana, una salsiccia con broccoletti a ricordarci le genuine radici, impianti della cola alla spina, spunta una sorpresa inimmaginata nemmeno alla mente del miglior prestigiatore della linea pacificatrice di era veltroniana: lo stand di Ultras Romani. Lo stand di gadgets marchiati di un gruppo nato nel 2002 che è simbolo di quella strategia fascista di curva e che è capeggiato (lo si può vedere passeggiare e sostare presso il suo espositore senza dare troppo nell’occhio) da Spadino, al secolo William Betti, noto per il suo passato nella boxe, oggi proprietario di due negozi, lui celebre per le risse da stadio e per la cultura di estrema destra che questa non nuova tipologia di tifoseria dà bella mostra di sé e palese sfoggio in proclami e striscioni (vedi il disciolto Tradizione e Distinzione e il pur attualissimo come fascistissimo Boys).

Dove non ci si arriva con le cattive si giunge con le buone più o meno dappertutto.

Con le strette di mano e le inaugurazioni di vie, con gli agguati a Villa Ada e aggressioni di varia forma. Si arriva fino quasi al Paradiso. Sempre col beneplacito dei camerati e di chi gli regge da troppo tempo il gioco.