26 maggio 2007

Alleanza Nazionale: Raccolta di pomodori per l’Ordine e la Cristianità

Bologna, 26 maggio 2007. I militonti di AN che – all’angolo tra il mercatino di via Albani e via Niccolò dell'Arca – stavano raccogliendo firme contro la nuova moschea di Bologna, sono stati contestati da «un milanese di 40 anni senza fissa dimora», Salvatore Barcella, che ha inveito contro i post-neo-fascisti, lanciando una cassetta di pomodori.

Sabato a mezzogiorno, dopo il gesto, Salvatore è fuggito, ma poco dopo è stato arrestato dalla polizia in via Matteotti per «danneggiamento aggravato» e «violenza privata».

collaborazionisti dentro rifondazione comunista

Una delle eredità del fascismo è certo l’attitudine a negare le proprie azioni e responsabilità.

L’Italia è stato il primo paese al mondo a far uso di armi chimiche contro le popolazioni civili (dell’Africa), ma chi aveva attuato quelle stragi sistematiche ha continuato a negare...

L’Italia è stato il primo paese al mondo a proclamare le leggi razziali antiebraiche, ma chi aveva attuato quel misfatto terribile ha continuato a sminuire... (ancora nel 1995 Rutelli voleva intitolare una piazza di Roma a uno dei promotori delle leggi razziali, Giuseppe Bottai).

A questa logica non si sottrae neppure la Strage di Bologna del 2 agosto 1980. Dopo le ipotesi fantapolitiche riproposte ogni anno da Cossiga, ecco ora il libro di Andrea Colombo, “Storia nera. Bologna, la verità di Francesca Mambro e Valerio Fioravanti”, Milano, Cairo Editore, 2007.

«Questo libro», dichiara Fioravanti, «è stato scritto nel momento in cui io ho finito di scontare la pena. Sono un cittadino con un passato particolare ma un cittadino come tutti, che vuole che sia appurata la verità. Non chiedo la grazia, come Sofri, né altri eventuali vantaggi giudiziari, non ne ho bisogno, ma chiedo di ragionare sul processo» (http://redazione.romaone.it/ID=86174).

Ed è questo in fondo il solo “argomento”: oggi, con alle spalle oltre 100 omicidi, Mambro e Fioravanti non rischierebbero più nulla a confessare la verità, avendo comunque saldato i conti con i tribunali (ma ciò non vale per il loro portaborse Luigi Ciavardini). Sicché, non rischiando più nulla, la presunta “sincerità” di Mambro e Fioravanti viene presentata come l’unica verità, al di là di ogni prova oggettiva.

Quale sia invece la posta in gioco di questa volontà di «ragionare sul processo» è presto detto: si tratta di mettere in dubbio e negare lo stragismo neofascista da Piazza Fontana alla Uno Bianca. Mambro e Fioravanti sono due «soldati politici», votati alla causa neofascista, combattenti ieri con le armi in pugno e oggi, in mancanza di argomenti, con le bugie su giornali e tv (in continuità con il precetto del ministro nazista per la propaganda Joseph Goebbels: «se dici una menzogna abbastanza grande e la ripeti in continuazione la gente inizierà a crederci»).

E non sorprende trovare tra i collaborazionisti interessati anche i vertici di Rifondazione comunista che cercano oggi di accreditarsi come “statisti” imparziali ed equanimi: dopo il pacifista Bertinotti che benedice la Folgore, ecco Andrea Colombo, ex dirigente di Potere Operaio, collaboratore di Liberazione e portavoce di Rifondazione comunista al Senato, che ci regala questo libro avvelenato che non entra nel merito delle evidenze processuali, ma spande solo un alito di vittimismo gratuito e di vano sospetto.

Dice ancora Fioravanti: «È una richiesta che facciamo con garbo. Non facciamo le vittime. Non c’è poi andata male nella vita, soprattutto ora che abbiamo una figlia. Ma il punto è: ora che nessuno paga più sulla propria pelle, nessuno tranne i parenti delle vittime, vogliamo o no parlare con serenità di quanto è avvenuto?».

Dopo aver promosso il neofascismo con le bombe, ora lo fanno con il «garbo», mentre i giovani fascisti tornano a uccidere, picchiare e tirare molotov contro centri sociali e campi nomadi. E su questo Mambro e Fioravanti non hanno ovviamente nulla da dire...  Vedi anche: http://www.ecn.org/antifa/article/140/scheda-mambro-e-fioravanti 

1 maggio

Bologna, 1 maggio 2007. Il sindaco Cofferati ringrazia il sindacato di estrema destra UGL per aver scelto Bologna per manifestare, mentre in Piazza della Montagnola costoro aprono davanti al palco uno striscione di solidarietà allo stragista nero Luigi Ciavardini: “Strage di Bologna: Ciavardini innocente”.

Intanto, tra il 25 aprile e il primo maggio ben tre lapidi partigiane vengono sfregiate da "ignoti".

La Nostra Risposta

il volantino dell'AAP affisso sotto la targa in memoria di Amos Facchini

Sabato 5/5/07

Alcuni compagni, in seguito all'attacco alla lapide in memoria del partigiano "Gioia" (Amos Facchini), decidono di produrre un volantino da affiggere e distribuire nei pressi del luogo dell'accaduto.

AAP volantino Amos Facchini.doc

concerto legittima offesa

Sabato 5/5

In Piazza della Mercanzia 2/A presso il "Bar Birreria della Mercanzia" i Legittima Offesa, noto gruppo nazi bolognese, tengono un concerto: diverse teste pelate pattugliano la zona.

Alcuni compagni rischiano il contatto con i fascisti: proprio nello stesso locale e nella stessa serata era prevista una rassegna di proiezioni autogestite.

Coincidenza o calcolo? 

1 maggio 2007

Bologna, 1 maggio. Nel corso della notte i soliti topi di fogna hanno danneggiato la lapide dedicata al ricordo dell’eroe partigiano Amos Facchini in via Lionello Spada, bruciando la corona portata per l’anniversario della Liberazione e danneggiando l’iscrizione che ricorda il suo sacrificio, nei giorni durissimi della lotta partigiana per la liberazione della città.

Amos Facchini (1927-1944), nome di battaglia “Gioia, Ciccio”, militò nella 7ma brigata GAP Gianni Garibaldi e operò a Bologna. Partecipò ai combattimenti di porta Lame e della Bolognina. Durante quest’ultimo, avvenuto il 15 novembre 1944, si suicidò perché rimasto privo di munizioni mentre era inseguito dai nazifascisti.

«Componente di brigata GAP, si distingueva per coraggio, perizia ed abnegazione in molteplici difficili azioni di guerra, infliggendo all’oppressore gravi perdite e recuperando abilmente notevoli quantità di materiale bellico, molto utile per intensificare l’impari lotta. Nel corso di un duro attacco contro preponderante avversario, resosi conto della impossibilità di resistere sul posto, raggiungeva rischiosamente una posizione dominante e con nutrito fuoco della sua mitragliatrice fronteggiava validamente il nemico, consentendo così ai suoi di porsi in salvo. Nell’esecuzione di tale generosa impresa, colpito a morte, cadeva eroicamente».

http://certosa.cineca.it/2/partigiano.php?ID=478176

maggio 2007

Genova, maggio 2007. Viene varata nel porto di Genova una nave da crociera tedesca decorata di svastiche. La comunità ebraica protesta.

25 aprile 2007

Bologna, 25 aprile 2007. Di sera, un gruppo di ragazzi passano per via delle Moline e via Belle Arti lanciando slogan inneggianti a Hitler e facendo saluti romani. Sono scortati da due agenti in borghese.

aprile 2007

Bologna, aprile 2007. In questo periodo sempre più spesso compaiono in via Pasubio svastiche e croci celtiche.

25 aprile 2007

Bologna, 25 aprile. Tra il 24 e il 25 aprile 2007, un disonorevole striscione su un cavalcavia alle Roveri recitava «25 aprile ...festa di chi? / onore ai caduti dell’R.S.I.».

L’instaurazione della Repubblica Sociale Italiana sotto diretta tutela della Germania nazista fu l’inizio del rastrellamento metodico degli ebrei italiani, cui contribuirono attivamente gli apparati della Repubblica Sociale. Di tutti gli ebrei italiani deportati, il 35,49% venne catturato da funzionari o militari italiani della R.S.I., il 4,44% da tedeschi ed italiani insieme e il 35,49% solo da tedeschi (L. Picciotto Fargion, Il libro della memoria. Gli Ebrei deportati dall’Italia 1943-1945, Mursia, Milano 1991). Ecco l’«onore» infame della R.S.I. e di chi ne onora oggi la memoria: razzismo, violenza, subalternità idiota a una gerarchia.